11.20.2004

la proposta di un collega...

Milano 21 Novembre 2004


LETTERA APERTA A TUTTI I DIPENDENTI LIBRERIE FELTRINELLI


“prima il lavoro era in catene, poi alla catena, quindi per una grande catena”
chainworkers


Le librerie Feltrinelli si stanno trasformando, dopo la fusione con Ricordi e l’acquisizione delle librerie Rizzoli, le piccole, assortite e, sotto il profilo culturale, importanti librerie stanno lasciando il posto a grandi Megastore, che di fatto rappresentano la nuova grande scommessa economica dell’azienda. Il dato è di vitale importanza perché non riguarda solo il volume d’affari dell’azienda (la 9° al mondo per la vendita di prodotti culturali) e la sua capacità di creare comunicazione, eventi e cultura ovviamente in posizione subalterna al marketing, alla crescita ed al profitto…
il dato è importante perché riguarda prima di tutto noi, i suoi lavoratori dipendenti, quelli che dovrebbero implementare le decisioni aziendali sul campo, adeguandoci alle direttive aziendali, sulle quali non abbiamo nessun diritto di parola.

Nel giro di pochi anni la figura professionale del libraio, qualificato, competente e certamente più tutelato sia sotto il profilo economicamente che della sostenibilità del lavoro (orari, turni, mansioni) è stata ridefinita con un’accurata opera di ingegneria sociale, riadattandola ad una nuova esigenza aziendale. I Megastore non hanno più bisogno di librai, da qui la necessità di cancellare con un colpo di spugna quello che molti colleghi erano e quello che i nuovi non saranno mai. Ora c’è bisogno di lavoratori giovani (assunti in formazione-lavoro), intercambiabili, flessibili per quanto concerne l’orario, il luogo di lavoro, le mansioni, ed anche il salario: emblematica a questo riguardo è la sostituzione della 15esima mensilità fissa con un premio di produzione variabile a cui non tutti hanno diritto nella stessa misura.
La qualificazione dei lavoratori delle librerie, la loro conoscenza del prodotto non ha più l’importanza e il valore di una volta… e allora via il buono libri per tutti i nuovi assunti e per quelli che hanno firmato il cambiamento di contratto, e riduzione anche dello sconto dipendenti. Oggi quello che conta, il know how imprescindibile, è riuscire a rifilare il più possibile nel minor tempo possibile al cliente, sorridendo, salutando assecondando (e guai a salutare con il “Salve”, è poco elegante). Una delle mansioni prevalenti sta diventando quella di guidare il cliente attraverso una struttura fisica incentivante l’acquisto costruita su uno studio scientifico della disposizione delle merci (lay out o display) che si fa maniacale e violento… come nei supermercati e nei centri commerciali a prescindere dal prodotto, che con una schiettezza che fa spavento viene riconosciuto come valore solo nella dimensione di uno scambio. Merci e valori di scambio sono diventati prioritari rispetto ai prodotti e alla loro importanza come valori d’uso.
Non è un caso che l’azienda acquisisca i suoi nuovi dirigenti da Esselunga, Decatlon, e Unieuro: grandi catene che il discorso che sta passando in Feltrinelli l’hanno già bello che fatto …a long time ago. Non è il fatto di chiamarsi Librerie Feltrinelli, piuttosto che Effelunga, che garantisce un profilo differente alla nostra azienda.
Nei Megastore gira la battuta: “siamo diventati addetti allo scatolame!”. Data la cronica situazione di sotto organico la mansione prevalente è diventata quella di mettere a scaffale, e a chi si lamenta perché vorrebbe stare più appresso ai clienti, viene sfoderata la soluzione aziendale: “il rifornimento degli scaffali lo si potrebbe fare di notte” (e non è una battuta).

Tutto questo per dire che nel vortice della trasformazione l’azienda ristruttura gli edifici, ridefinisce le procedure, spinge avanti alcuni dirigenti, ne fa fuori altrettanti e tenta di riprogrammare i suoi dipendenti. Dal momento che purtroppo i dipendenti dell’azienda non sono né robot né cyborg questa riprogrammazione assume una definizione a loro giudizio meno umiliante: … rimotivazione dei dipendenti.
Un piccolo esempio anedottico: il giorno prima dell’apertura di piazza Piemonte si è tenuta una di queste giornate (presenza obbligatoria e retribuita), in uno dei più lussuosi alberghi milanesi, il Mariot, dove al cospetto di tale Silvan (titolare di agenzia di consulenza alle aziende) c’è stato fatto il lavaggio del cervello, ci siamo dovuti cimentare in skatch teatrali e tante, tante altre cazzate (scusate, ma a volte è necessario chiamare le cose con il loro nome). A fine giornata esausti e con il cervello in pappa come neanche dopo una giornata di lavoro prenatalizio, passando davanti alla Mondatori Informatica ci siamo dovuti trattenere dallo spaccare le vetrine della concorrenza… aveva vinto il Mago Silvan: eravamo finalmente una squadra vincente…!

Spesso non ci rendiamo conto di essere interni ad un processo che ha una sua logico, siamo 1400 dipendenti ma siamo sparpagliati sul territorio nazionale ed inseriti in contesti aziendali che sono molto differenti tra di loro (Librerie, Megastore, le “fantastiche” Village ecc.). ma è un processo che con strumenti differenti cerca di riadattare le differenti strutture dell’azienda al “Nuovo Corso”. Quello che sta succedendo alle librerie Feltrinelli non è il capriccio di qualche nuovo dirigente fantasioso ma è un processo di natura economica, un processo di concentrazione di capitale, di dequalificazione del lavoro dipendente, di agganciamento dei salari alla produttività, tutte cose che in realtà non riguardano solo noi ma riguardano e hanno riguardato tutti i lavoratori del commercio e della grande distribuzione.

Arrivando al dunque…Penso che ognuno di noi si stia vivendo questo processo all’interno del proprio punto vendita, quando va bene ci sono i delegati sindacali che cercano di fare il possibile ma con il limite che sono l’espressione di singole realtà abbastanza eterogenee all’interno e tra di loro, quando va male non c’è niente e si subisce, tutto.
Nel 2005 scade il contratto interno, è questo un appuntamento importante, un appuntamento nel quale si può tentare di prendere la parola noi lavoratori ed imporre con le mobilitazioni di essere ascoltati.

Ascoltati per dire cosa? È questo il punto.
I lavoratori delle librerie Feltrinelli sono divisi, divisi da diverse condizioni contrattuali, diversi punti vendita pur facenti parte della stessa catena, questa divisione si paga nel momento in cui si va a trattare con l’azienda perché la diversità delle situazioni si manifesterà nella diversità delle rivendicazioni (se ci saranno) e la divisione distrugge la possibilità di portare a casa qualcosa.

La proposta che faccio è quella di affiancare alla necessaria ed inevitabile dialettica tra delegati sindacali ed azienda uno strumento che dia voce a tutti indiscriminatamente, dalle piccole librerie sperdute chissà dove ai mastodontici Megastore, dai negozi in cui c’è una presenza sindacale a quelli in cui non c’è (o perché troppo piccoli, o troppo nuovi o quant’altro…)
Uno strumento organizzato e gestito dai lavoratori per i lavoratori: un dominio internet, su cui scambiarsi informazioni a livello nazionale fra tutti, comunicazioni riguardanti i problemi che emergono nei singoli punti vendita e che fino ad oggi sono troppo spesso rimasti ingabbiati all’interno di queste singole realtà senza la possibilità di essere conosciuti e riconosciuti dagli altri come problemi collettivi. Un sito internet in cui i lavoratori parlano di se stessi, delle proprie difficoltà, di cosa vorrebbero e di cosa non sono disposti ad accettare.
Un sito internet che di fatto assumerebbe il valore e l’importanza di un’assemblea permanente dei lavoratori Feltrinelli di tutta Italia, un utile strumento che possa servire anche ai pochi delegati del nostro gruppo quando vanno a trattare con la controparte per avere il polso della situazione non solo nel proprio negozio ma in tutti i negozi. Un dominio internet come elemento di democrazia, di libera espressione che non sostituisca il compito dei delegati ma che gli dia radici più salde attraverso il confronto generalizzato. Una voce per tutti quelli che vogliono avere voce.
Un dominio su cui sia possibile pubblicare anche le recensioni dei libri, della musica, dei film a cui noi siamo affezionati a prescindere da classifiche, 10 più letti ( ovvero comprati), scelti per voi. Aver legato a doppio filo i destini e i valori della
cultura al mercato ne ha provocato un impauperimento che con le nostre intelligenze e competenze possiamo mettere in discussione.
un dominio internet per costruire un contro dominio che diventi un elemento di organizzazione e di coordinamento e che nel futuro può essere anche un punto di riferimento per le altre realtà lavorative della nostra categoria contrattuale. Possiamo intrattenere con questo strumento corrispondenze con le R.S.U. di altre catene del commercio e con tutti i lavoratori che come noi cercano di sopravvive alla mercificazione di se stessi e delle proprie passioni, dei propri desideri. Possiamo decidere di diventare protagonisti delle nostre stesse vite, senza sempre delegare o subire ma riempiendo il vuoto che ci circonda.
È una scommessa… Osiamo farla…
XXX

2 Comments:

At 4/21/2006 7:07 PM, Anonymous simone battig said...

Tutta la mia solidarietà ai lavoratori delle librerie Feltrinelli. A disposizione per divulgare qualsiasi vostra iniziativa. Comincio con il linkare questo blog sul mio sito personale www.multimodo.com/simonebattig alla pagina Segnali Dalla Strada.
Per il resto buona fortuna.
Simone Battig

 
At 1/25/2007 10:56 PM, Anonymous MEL said...

critiche tante, ma proposte quante?
certo, ci lamentiamo delle catene
ma quanti oggi hanno un cervello capace di ragionare in modo autonomo? e quanti di proporre alternative non teoriche, ma fattive?
un cliente che si trova di fronte uno "scaffalatore" capace di capire che cosa sta cercando e di suggerirgli la lettura giusta, senza per questo aver letto tutti i libri del negozio, la prossima volta a chi tornerà a rivolgersi?
un simile individuo è più unico che raro.Prima o poi non lo noterà chi di dovere, consentendogli la giusta carriera?
allora diciamola tutta: la società, questo energumeno extraterrestre, ci sta "trasfermando" (o solo mostrando?) ciò che siamo sempre stati: un branco.
A noi la responsabilità di uscirne, di rompere le catene e di emanciparci come individui consapevoli del fatto che una comunità non può essere costituita da uno sciame ma vede come passaggio essenziale la presa di coscienza della propria natura unica e privatissima, presupposto per l'evoluzione sociale.

una che i libri li legge, li scrive, li compra

 

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