12.21.2006

Il "Feltrinelli" di Alessandro Rossetto solo all'estero...

Parigi - Sarà distribuito dal canale franco-tedesco Artè , che lo metterà in onda il 26 dicembre prossimo, e sarà distribuito nei cinema e in dvd in Svizzera e Germania. Questo il percorso del film "Feltrinelli" del regista Alessandro Rossetto, dedicato alla figura di Giangiacomo Feltrinelli. Un film-documentario dedicato alla figura del leggendario editore milanese, che nonostante l'entusiamo dei coproduttori esteri e l'eccellente accoglienza all'ultimo Festival di Locarno, è rimasto tuttora invisibile in Italia.
La storia della casa editrice Feltrinelli è segnata dalla forte personalità del suo fondatore Giangiacomo Feltrinelli. Editore coraggioso, ha spesso scelto le opere secondo il suo credo politico. Durante tutta la sua vita ha sostenuto l'estrema sinistra, cercando nel contempo, con il suo lavoro, di rendere popolare la letteratura. Nel 1972 Feltrinelli muore sul campo mentre sta cercando di far saltare in aria un tralicio elettrico. Attraverso le testimonianze di grandi scrittori, fedeli alla casa editrice, il regista traccia un profilo di un personaggio eccezionale e svela l'amore per le parole che ha animato e anima i collaboratori della Feltrinelli.Si parte da Giangiacomo Feltrinelli, figura leggendaria di "editore e rivoluzionario" europeo e si arriva fino ad oggi. "Il lavoro editoriale attuale, le nuove librerie e il permaneredella tradizione fra i mille rivoli dell'industria culturale. Mezzo secolo di immaginazione, rischio, eterodossia, un'avvenuta culturale europea prima ancora che italiana.Un film su un grande editore e su una grande casa editrice, sui libri e sul lavoro del farli nascere, crescere e diffondere. Dentro al lavoro editoriale contemporaneo e fra chi poi maneggia i libri, davanti ad uno scaffale, dove la dignità di fare il libraio (simile alla dignità del farmacista di paese, ultimo anello della catena della cura, il più importante perchè a contatto col paziente) ora è messa in dubbio e crisi. In 53 scene, con testimonianze dal passato e attraverso grandi incontri, il film ci accompagna nell'universo dell'editoria.Squarci inediti sul lavoro di scoperta, editing, sulla creazione stessa delle opere. Ora la Feltrinelli è un piccolo impero editoriale e di distribuzione, ricco di storia e contraddizioni. Nell' insondabile equilibrio fra tradizione e innovazione, la figura del rivoluzionario Giangiacomo, le leggendarie vicende degli anni sessanta, fino alla sua morte violenta, gettano la loro luce sull'oggi" spiegano dalla casa di produzione.

16 Comments:

At 12/21/2006 8:07 PM, Anonymous Anonimo said...

Ma perchè non lo pubblica feltrinelli con la novella RealCinema? o dobbiamo sorbirci solo i ricordi del figliol prodigo nel suo noiosissimo signor service?...
insomma, sembra che il diritto alla memoria debba passare al vaglio della censura aziendale...
vi ricordate lo splendido libro su gianiacomo scritto da Aldo Grandi per Baldini e Castoldi? la vicenda di quel libro è emblematica ed effelunga non ha fatto altro che sabotarlo... addirittura (...fateci caso!) ha dovuto pagare con l'ostracismo da qualsiasi "evento" anche lo stesso editore... gli sgarbi si pagano!! ma se vendono, un eccezzione la possiamo fare (vedi il Mereghetti...!!)....

 
At 12/21/2006 8:09 PM, Blogger effelunga said...

chi potesse registrarlo non si tiri indietro... potremmo organizzare una proiezione collettiva, sempre che meriti...

 
At 12/22/2006 11:53 AM, Anonymous Anonimo said...

da cinecittà news

DOCUMENTARI
"Feltrinelli" invisibile in Italia

Alessandro Rossetto parla del suo film Feltrinelli il 19 dicembre a Hollywood Party (RAI Radio3) alle ore 19. Il documentario dedicato alla figura del leggendario editore milanese, nonostante l'entusiamo dei coproduttori esteri e l'eccellente accoglienza all'ultimo Festival di Locarno, è rimasto tuttora invisibile in Italia. Il canale franco-tedesco Artè lo metterà in onda il 26 dicembre prossimo e sarà distribuito nei cinema e in dvd in Svizzera e Germania. Feltrinelli è prodotto da Eskimosa (del gruppo Feltrinelli), dalla svizzera Dschoint Ventschr e dalla tedesca Pandora Film.



Ecco l'intervista shock di Alessandro Rossetto che denuncia la censura degli stessi produttori, ossia dei manager Feltrinelli, come li chiamanolo nell'intervista, gli uomini di Feltrinelli. :))

Scaricatela e diffondetela.

http://www.radio.rai.it/podcast/F0008177.mp3

Fate subito a scaricarla prima che qualcuno si muova per farla rimuovere, io l'ho già salvata sul mio hard-disk.

Poi magari sarebbe simpatico sentire la versione di Carlo e Inge o dei loro servi (del padrone), ma possiamo immaginare anche da soli le melliflue e indigeribili scuse che potrebbero usare per giustificare questa ingiustificabile censura.

A furia di leccare, qualcosa sulla lingua rimane sempre.
E. Flaiano

Mago Merlino Pensaci Tu.

Saluti e baci.

 
At 12/26/2006 9:21 AM, Anonymous Anonimo said...

Non sarebbe male che qualcuno scrivesse, a beneficio di chi non ha dimestichezza coi palinsesti delle satellitari "Non Sky", a che ora va in onda il programma. PS: sarà criptato o visibile a tutti coloro che hanno una parabola? kleombroto

 
At 12/26/2006 2:16 PM, Anonymous Anonimo said...

http://www.arte.tv/fr/recherche/1383954,templateId=noncache.html?doSearch=true&keyword=feltrinelli&x=14&y=7

qui tutta la programmazione di artè tv. come potete vedere andrà in onda questa sera a mezzanotte e 10. ho chiesto a degli amici francesi di registrarlo, se la cosa va a buon fine vi farò sapere.
buon anno a tutti gli amici del blog.

ultra violet

 
At 12/27/2006 12:21 PM, Anonymous lucilù said...

Ciao,
sono studentessa erasmus a Siena e ieri sera ho visto il film di alessandro rossetto sul canale arte in Francia, senza poter registrarlo. l'ho molto apprezzato e vorrei farlo conoscere agli altri studenti italiani in facoltà. se i suoi amici lo ha registrato, sarebbe possibile avere una copia?
grazie

 
At 12/27/2006 4:42 PM, Anonymous cavernicolo rosso said...

per i milanesi...
sarebbe bellissimo recuperarne una copia ed organizzare proiezione pubblica in qualche spazio amico..
potrebbe essere anche un'occasione per rivederci dopo lo stress nataliazio...

 
At 12/27/2006 6:00 PM, Blogger effelunga said...

Appena ascoltato la registrazione..un pò lunga ma molto interessante...
Lo schema è il solito: qualcuno critica e qualcun'altro della Feltrinelli( in questo caso Carlo Cresto Dina) che interviene a dire che è un caso, una montatura, un fraintendimento...vi ricorda qualche cosa?
in realtà si tratta di un caso di censura...e l'arrapicarsi sugli specchi del buon Carlo Cresto Dina è veramente divertente...
A questo punto potrebbe essere interessante recuperare il contatto con il regista per fare qualcosa insieme...
Magari qualcuno riesce a mandare un indirizzo mail al blog...

 
At 1/13/2007 9:34 PM, Anonymous Anonimo said...

Un interessante articolo sul film "Feltrinelli" di Alessandro Rossetto si trova a pagina 19 de L'Unità del 4 gennaio 2007

 
At 1/15/2007 5:13 PM, Anonymous Anonimo said...

come è possibile che i migliori documentaristi italiani non trovino spazio nel proprio paese, mentre siamo quotidianamente sommersi da mediocrità prodotta da mediocri maneggioni? Rossetto non mollare!

 
At 1/16/2007 1:28 PM, Anonymous Anonimo said...

verissimo! pare che oggi 16.01.07 se ne parli sul quotidiano Il Riformista...

 
At 1/16/2007 8:37 PM, Anonymous Anonimo said...

ho letto l'articolo sul film di Rossetto su "il Riformista" (prima pagina!) e ho avuto la fortuna di vedere il documentario su Arte il 26 dic. scorso...è davvero bello!
é surreale che non lo distribuiscano in Italia...dobbiamo davvero superare il confine per vederlo di nuovo?!?

 
At 1/17/2007 1:31 PM, Anonymous Anonimo said...

...pubblicato il 16 gennaio su “Il Riformista":

"Il film sui Feltrinelli che la Feltrinelli nega agli italiani"

di Nicola Lagioia

Non è mai tardi per una gita a Chiasso. Sembra bizzarro nel 2007, ma il monito con cui Alberto Arbasino sbeffeggiava gli intellettuali del Ventennio – i quali, anziché piangersi addosso, avrebbero potuto varcare il confine con la Svizzera e acquistare tutti i “libri proibiti” e dunque rimettersi in carreggiata – ha ancora una sua qualche utilità. Solo che in questo caso non si tratta di acquistare libri ma di vedere un film documentario. Precisamente un lungometraggio sulla Feltrinelli. Un lungometraggio di co-produzione europea, nato su iniziativa e co-prodotto dalla stessa Feltrinelli, e presentato con successo al festival internazionale di Locarno, molto apprezzato da personaggi come Bernardo Bertolucci, mandato in onda dal canale televisivo franco-tedesco Arte, pronto a venire proiettato il prossimo 23 gennaio al Solothurn Film Festival, ancora in terra elvetica, e però mai apparso o presentato in Italia. E come mai? Secondo Alessandro Rossetto, il regista del film, ci sarebbe una ferma volontà da parte della Feltrinelli, titolare dei diritti italiani sul lungometraggio, di non farlo circolare qui da noi. A sua volta Carlo Cresto-Dina della Eskimosa (casa di produzione cinematografica del Gruppo Feltrinelli) ha sostenuto a più riprese che il film non sarebbe stato pensato per il pubblico italiano, anzi no, la produzione trova insoddisfacente il risultato raggiunto da Rossetto, anzi no, si tratta di un buon film e si sta già pensando a un lancio in Italia. In attesa che l’ambigua cortina di gelo tra il committente e il suo autore si sciolga, se mai lo farà, e senza poter spendere una parola definitiva sui veri motivi di questo embargo rovesciato, si può dire per adesso che è un vero peccato per il pubblico italiano non poter vedere il film. Perché grazie al cielo non si tratta di un’agiografia e soprattutto perché, se esiste un gruppo editoriale che più di altri riflette nella propria storia l’evoluzione dell’intero sitema culturale italiano – punti di forza e grandi contraddizioni comprese – si tratta proprio della Feltrinelli.
Il film ripercorre la storia della Fondazione, della casa editrice, della catena di librerie utilizzando immagini di repertorio (alcune delle quali mai viste) e soprattutto calando le cineprese nella quotidianità del “lavoro culturale”. Poiché tutto diventa testimonianza diretta e nulla viene visto con la lente dell’ideologia o con l’ansia di dimostrare una tesi prefissata, nei loro momenti migliori gli 81 minuti del film sollevano dubbi e aprono questioni più che darci una risposta univoca. Ad esempio, chi era Giangiacomo Feltrinelli? Il geniale editore che pubblica il Dottor Zivago sfidando il niet sovietico; oppure un uomo già in grado, nei Sessanta, di mantenersi intelligentemente in equilibrio tra marketing e ideologia; oppure l’irrequieto rampollo di una delle più ricche famiglie europee che tenta di sanare le proprie nevrosi prendendo nel ’69 la strada di una clandestinità che, meno di tre anni dopo, lo porterà alla morte? E Inge, sua moglie? La donna che dal 1972 assume coraggiosamente la direzione dell’azienda lottando con le unghie e con i denti per spezzare il cerchio di diffidenza e isolamento in da cui il gruppo viene stretto subito dopo la scomparsa di Giangiacomo oppure la virago che, a un certo punto del documentario, strattona l’interprete di Doris Lessing, rea di voler interrompere un servizio fotografico che la grande autrice sembra non gradire per niente? E Carlo, il loro figlio? L’imprenditore illuminato col sogno di trasformare la Feltrinelli nel “più grande produttore di contenuti europeo” o il puer aeternus circondato dall’affetto paternalistico dei dipendenti più anziani che si lascia bacchettare da Giorgio Bocca in questo modo: “hai avuto un padre che voleva fare la rivoluzione quando non ce n’erano le ragioni, e adesso a te invece il mondo piace così com’è”? E ancora, gli store Feltrinelli: sono la via più democratica alla distribuzione libraria o i luoghi dove la letteratura diventa una merce come un’altra, i supermarket in cui le bibliografie di Saul Bellow, di Samuel Beckett, di Virginia Woolf vedono ridursi giorno dopo giorno gli spazi a loro dedicati, spazzati via dai monnezzoni delle Tamaro, dei Moccia, dei Muccino, il tutto sotto l’egida oleografica del Che, il quale, se solo potesse staccarsi dai megaposter a cui viene costretto come un Cristo in croce, riprenderebbe la guerriglia pianificando l’abbattimento delle due torri (una pila di John Grisham e la gemella, appaltata per esempio a Dan Brown)? E poi, venendo forse al cuore del problema, che cosa serve oggi per costruire una buona linea editoriale – alla Feltrinelli, e agli altri editori che hanno nel proprio dna una missione culturale forte? Ci vuole l’intelligenza e la sensibilità che porta nel catalogo Feltrinelli Kapuscinski e Montesano, in quello Einaudi Siti e Pynchon, in quello Bompiani Bufalino e Bene? Oppure è necessario il cinismo (l’intelligenza e la sensibilità precedenti escludono la buona fede…) che porta Feltrinelli a pubblicare scrittori inesistenti come Moccia e Carcasi, Bompiani a pubblicare Romina Power, Einaudi a pubblicare Gene Gnocchi? Del resto, anche negli aristocratici Adelphi, tra un Faulkner e un Langewische salta fuori una Cathleen Shine… E dunque, ha ancora senso oggi, per un editore che pubblica generalmente buoni libri, avere una missione culturale che non abbia come ragione principale la feticizzazione della propria immagine o si tratta di una zavorra novecentesca da abbandonare al più presto?
Ora, il film documentario di Rossetto solleva tutte queste problematiche – e anzi, se proprio gli si può muovere una critica, è il fatto di non esasperare la messa a fuoco dei propri oggetti d’indagine, trasformando le sfumature in altrettanti indizi, per cui il compito di ricomporre il quadro viene affidato all’abilità e alla scaltrezza (o alla fatica) dello spettatore. E dal momento che queste problematiche rappresentano il core business dell’attuale sistema editoriale italiano – e dal momento che, come dice lo stesso Giangiacomo in una delle sequenze di repertorio: “gli italiani sono anche il risultato dei loro consumi culturali” –, riuscire a far vedere in Italia il documentario di Alessandro Rossetto significherebbe sfruttare un’occasione per riflettere sulla nostra identità, un’attività che il nostro paese riesce a fare sempre meno senza passare per la strada dell’edulcorazione. Per questo, una volta tanto, lavare i nostri panni all’estero potrebbe avere meno senso che farlo in casa.

 
At 1/20/2007 4:22 PM, Anonymous Anonimo said...

Il Manifesto
Giovedì 18 gennaio 2007

“FELTRINELLI”, IL FILM INVISIBILE
di Cristina Piccino

Un successo allo scorso festival di Locarno, in onda su Arte, richiesto nei festival, il documentario di Alessandro Rossetto sulla casa editrice e sul suo fondatore è “oscurato in Italia per scelta della produzione italiana, ovvero gli stessi editori

Roma - La proiezione pubblica, allo scorso festival di Locarno, è stata un successo tanto che, ci dice non senza orgoglio il regista, hanno messo in cartellone diverse repliche straordinarie. I coproduttori svizzeri e tedeschi, Arte e le altre televisioni svizzere che lo hanno finanziato erano molto soddisfatti. Arte sul canale franco/tedesco lo ha mandato in onda lo scorso 26 dicembre, sia in
Svizzera che in Germania preparano l’uscita in sala e in dvd, intanto Feltrinelli sarà al prossimo festival di Solothurn (si apre il 22). Giustissimo, infatti è un bel film, maneggia il suo soggetto con piglio lucido, e una ricerca che scommette su punti di vista differenziati. Alessandro Rossetto. che ne firma la regia, accorda il soggetto alla sua sensibilità di documentarista «impuro» (lo conosciamo per Chiusura e Bilione Bye Bye One), e partendo da una storia lavora per moltiplicarne le letture, sposta continuamente il piano d’osservazione, spalanca nuove conoscenze, interrogativi crescenti,
ricerca. In Italia però Feltrinelli resta invisibile. Non è stato dato ai numerosi festival che lo hanno richiesto, non si prevede una distribuzione in sala o televisiva rimandando all’ipotesi abbastanza vaga di un «uso interno», una presentazione nello stesso momento in più librerie. Una situazione piuttosto paradossale se si pensa che la produzione italiana è l’Eskimosa film (ha tra i suoi prossimi titoli Cappuccino a Ramallah di Michel Khleifi e We believed, ancora provvisorio, di Mario Martone) di Carlo Cresto-Dina che fa parte proprio del gruppo editoriale Feltrinelli. Dunque? Quale è il mistero? Carlo Cresto-Dina ha rivendicato (alla radio, nel corso di Hollywood Party) la strategia di una sola circolazione all’estero. Ancora più paradossale visto appunto che si racconta una storia italiana, Giangiacomo Feltrinelli, la sua vita e la sua militanza politica fino alla morte sul traliccio di Segrate il 14 marzo 1972 mentre preparava una bomba, e della casa editrice da lui fondata che negli anni si è affermata come una potenza culturale e economica. Cosa è allora che preoccupa la stessa Feltrinelli al punto da «oscurare» il suo prodotto? Forse il modo in cui Rossetto ripercorre l’intera vita e le scelte rivoluzionarie dell’editore pure se poi Feltrinelli non è la sua biografia. Nè tantomeno è un’«agiografia» della casa editrice, anche se il progetto nasce in occasione dei cinquant’anni. Racconta Rossetto: «Il titolo in lavorazione era Il mestiere di fare libri, si parlava della figura di Giangiacomo ma anche di Carlo e in genere del mondo dell’editoria ... In risposta ho proposto un lavoro centrato su due librerie Feltrinelli, quella di Napoli che è un porto di mare, e un’altra a Bari. Il film dei cinquant’anni è passato a qualcun altro, non si sono trovati, e così lo hanno proposto a me. Ho subito chiesto una coproduzione, non volevo che sembrasse un lavoro ’su commissione’, e mi sembrava giusto anche nell’interesse della Feltrinelli. Ho lavorato insieme a loro in stretto contatto, rendendomi disponibile coi coproduttori stranieri anche a piccole negoziazioni si stile che rendessero il tutto più fruibile a un pubblico non italiano. Comunque rivendico assolutamente questo film». Certo è che quegli anni, nel caso un periodo che va dal 1956 ai primi anni Settanta, con radici che affondano nella Resistenza, nel nostro paese si preferisce che restino oscuri, o meglio oscurati (ce ne sono voluti voluti ventisei per far cadere in prescrizione la condanna a Oreste Scalzone, ieri) da quell’opera di rimozione, fastidio, uso strumentale privo di memoria e consapevolezza storica che ne trasmettono il racconto a «senso unico» (terrorismo) cancellando la potenza di un movimento, e soprattutto i legami sempre attuali (e irrisolti) col presente. Rossetto invece la storia di Feltrinelli, grazie anche a magnifici materiali d’archivio montati con sapiente senso del contemporaneo da Jacopo Quadri, la declina al
presente. Intesse i dettagli all’epoca in cui accade, gli anni italiani e internazionali prima e dopo quel 14 marzo 1972, il «privato» e il tempo di un uomo, Giangiacomo Feltrinelli che ci dice la voce off nasce da un delle famiglie più ricche d’Europa, a quattordici anni è già coi partigiani, nel 1944 si iscrive al partito comunista ma sempre da eretico, nel 55 fonda la casa editrice il cui primo successo sarà Il dottor Zivago pubblicato nonostante il divieto di Togliatti. Una scelta che lo costringe a uscire dal partito. C’è l’incontro con Inge Schoental, «amore a prima vista», ci sono i loro viaggi nel mondo cercando scrittori e talenti con passione, Blixen, Grass, Marquez. Le librerie sono luoghi di performance, si leggono testicensurati (basta guardare le fotografie bellissime di happening col Gruppo 63), si discute. Però sono anche gli anni delle prime bombe, per piazza Fontana finiscono in galera Valpreda e gli anarchici, dei golpe nel mondo, dei colonnelli in Grecia. Feltrinelli come altri teme un colpo di stato fascista in Italia. E non è il solo, la lotta diventa esce dai confini, , si vede Feltrinelli con Fidel che gli dice come si fanno le lasagne, Regis Debray che dice di Feltrinelli in Bolivia. Un rivoluzionario è caduto titolò Potere operaio il giorno della sua morte. La Storia, e non solo quella di Feltrinelli, specie nei fuoricampo è tutta qui. E si mescola al «dopo», il lavoro della Feltrinelli, la costruzione di un’impresa che diviene enorme. Gli incontri con gli scrittori, Doris Lessing e Amos Oz, le negoziazioni dei diritti, il lavoro di Carlo Feltrinelli, figlio di Giangiacomo, e dell’editor Alberto Rollo, quel «mestiere di fare libri» che diceva Rossetto. Se fosse questo invece a infastidire di più? Entrare nel «rituale» del lavoro quotidiano senza mitologie, mostrarne il farsi
fuori dall’immagine di superficie. Ruoli, competenze, scelte. Ci racconta ancora Rossetto che parecchi ragazzi giovani, nelle proiezioni all’estero, lo hanno ringraziato per avergli fatto conoscere
una storia di cui non sapevano nulla. Ma fuori dai nostri confini c’è anche l’abitudine a un «cinema di realtà» che non sia solo il servizio in televisione, il braccio di ferro noiosissimo di chi grida più forte o il film appiattito sul suo soggetto che basta da sé a giustificarlo. È un documentario di messinscena, a taglio obliquo, che pratica Rossetto. Senza stigmatizzare «verità» ma producendone una possibile scintilla al di là delle sue stesse immagini. Feltrinelli è quanto ognuno ha voglia di prendersi: l’avventura di un modo di fare cultura e un’utopia politica senza la quale non sarebbe stata possibile. Non farlo vedere in questa prospettiva è un gesto incomprensibile.

 
At 5/08/2007 12:06 AM, Anonymous GaM said...

X info:
Il documentario "Feltrinelli" di Alessandro Rossetto verrà poiettato il 22 maggio 2007 alle ore 18.30 allo Spazio Culturale Svizzero di Venezia (con presenza del regista)e il 24 maggio 2007 alle ore 21.00 all'Istituto Svizzero di Roma (anche con presenza del regista)!

 
At 9/14/2007 8:07 PM, Anonymous Anonimo said...

Il film documentario FELTRINELLI, ancora censurato in Italia è ora disponibile in Germania e acquistabile on line. Nel dvd è presente la versione italiana.

http://www.kartenhaus.de/index.cfm?FuseAction=Show_List&log=1&Tool=1&RequestTimeout=500&ItemName=Alessandro+Rossetto&Section=SearchDVD&Support=DVD

 

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